Difficoltà gestione delle emozioni

Difficoltà gestione delle emozioni:

Le emozioni Costituiscono una componente importantissima della vita umana e sono parte integrante dell’esistenza. Vivono con noi quotidianamente, sono la vita stessa. Senza emozioni saremmo dei calcolatori elettronici, dei computer.

Quando il loro apporto è equilibrato sono fonte di salute e vita, quando vengono a lungo bloccate dietro a dighe più o meno improvvisate possono essere distruttive.

La loro mancanza porta aridità e sofferenza.

Etimologicamente, il termine emozione deriva dal latino ex-moveo, ossia rimuovere, allontanare, scacciare; verbi che denotano un movimento da “dentro” verso “fuori”.

Lo studio sulle emozioni ha da sempre influenzato le riflessioni filosofiche dei massimi pensatori dell’antichità, dai quali abbiamo ereditato un patrimonio che ci ha aiutato a comprendere meglio le dinamiche emotive.

Le emozioni non sono volontarie: per esempio non possiamo innamorarci o rallegrarci a comando. Non possiamo crearle, inventarle o sopprimerle.

Ciononostante possiamo scegliere se essere succubi o meno, poiché abbiamo la responsabilità del nostro “comportamento”, perché, quello sì, può essere controllato.

Imparare a gestire le emozioni, proprie e altrui, aiuta a non averne paura, e a viverle appieno, infatti soffocare le emozioni negative, col tempo, anestetizza anche quelle positive, e allora la vita perde intensità e senso.

E’ importante però non giudicare le emozioni che ci attraversano, ma riconoscere loro il diritto di esistere: solo così possiamo arrivare a capirle, e a riconoscerle come parte di noi anziché sentirle aliene e misteriose.

Un’emozione respinta o non accettata si tramuta in azioni che ci allontanano da noi stessi e dalla consapevolezza di ciò che siamo: come quando ci si ritrova a litigare senza un vero motivo, o a comprare cose inutili, o a perdere un treno senza capirne il perché. Dobbiamo imparare ad attivare la nostra intelligenza emotiva, l’abilità di essere consapevoli dei propri sentimenti e di saperli esprimere senza farsi prendere la mano e che ci consente di comprendere i nostri bisogni profondi e di soddisfarli.

L’emotività possiamo immaginarla come un cavallo che va capito e rispettato, ma comunque imbrigliato perchè non deve essere lui a decidere la strada, e se gli imponiamo con violenza gli ordini s’imbizzarrisce.

Il rapporto di ognuno di noi con le sue emozioni finisce con lo svilupparsi casualmente, prendendo esempio dalle persone più vicine, o da risposte automatiche agli eventi. Spesso diciamo ai bambini di “non piangere”, “non fare il cattivo”, “non avere paura”, ma non gli insegnamo quasi mai un modo alternativo di gestire l’ondata di emozione, di qualsiasi natura essa sia. Così non tutti sanno che quando un emozione ci assale prima o poi bisognerà farci i conti, non si potrà fare finta di niente.

Se viene vissuta e scaricata in modo adeguato non farà danni, se invece viene incassata passivamente, “mandata giù”, ignorata e poi dimenticata, rimarrà dentro come un macigno che non mancherà di causare problemi, a lungo termine, ripercuotendosi sulla salute fisica o sulla tranquillità d’animo.

Per vivere bene con le nostre emozioni, per poterle gestire e, quando necessario, controllarle dobbiamo prima di tutto imparare a riconoscerle e ad accettarle. Non serve a niente dirsi “non voglio arrabbiarmi” se l’ira ormai ci ha pervaso, e non serve neppure chiudere gli occhi di fronte a una passione se questa ormai ha messo seme in noi e ci sta trascinando dove vuole lei.

E poi… l’emozione va vissuta, non c’è via di scampo. Quello che si può cambiare è il ritmo, il tempo e lo spazio che vogliamo dare all’esperienza. Se un’emozione è piacevole non c’è nessun problema a lasciarsi avvolgere e trasportare anche se durerà poco, perché le emozioni sono intense ma, se vissute, si dissolvono rapidamente.

Ci sono invece emozioni che se ignorate e represse o, al contrario, espresse senza freno, possono fare male, a se stessi e agli altri. Sono emozioni più difficili da gestire, come la rabbia, la paura, l’ansia che richiedono un metodo che permetta di far fronte al loro insorgere.

Il metodo parte dal presupposto che un’emozione va scaricata, sempre e comunque, ma i modi di scaricarla sono tre: diretto, indiretto e sublimato. Un moto di irritazione scaricato direttamente si traduce in un attacco, fisico o verbale, nei confronti di chi ha causato l’irritazione; se, invece, la scarica è indiretta, l’aggressione sarà rivolta verso terzi, come quando un lavoratore frustrato urla a casa con i figli.

La sublimazione è la forma che lascia più spazio e libertà d’azione, cioè la trasformazione dell’emozione in “forza lavoro” che può essere scaricata in tantissimi modi diversi: correndo, urlando, prendendo a pugni un cuscino, camminare all’aria aperta, parlare con un amico, ballare o scrivendo una lettera con tutti gli insulti e improperi che vorremmo dire (senza però mandarla), e così via.

Imparare a costruire un buon rapporto con le proprie emozioni, cioè dare loro dignità di esistenza e modalità di espressione, ci eviterà i danni dei due possibili estremi, da una parte la repressione, quindi “l’aridità”, e dall’altra l’espressione incontrollata, quindi “l’alluvione”. le volubili e mutevoli colorazioni del nostro animo si trasformeranno non in una croce da subire, ma in una ricchezza.

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